STORIA DELLO STADIO SFRISO

Storia Dello Stadio Sfriso

 

1935 è l’anno in cui si concluse (almeno dal punto di vista giuridico) una storia ingarbugliata che si trascinava, di debito in debito, dal 1922.

A Sacile l’atletica si esprime in maniera concreta e continuativa fin dal 1923 allorché a proprie spese alcuni appassionati danno il via alla costruzione dello stadio in Via Trento che comprende, oltre un campo da calcio di m.50×95, una pista ciclistica dello sviluppo di m.325  larga m.4 con curve sopraelevate; internamente sono stati ricavati una pista podistica di m.310, larga m.3,50 e un rettilineo di m.100 col fondo in carbone e sabbia impastati.

Negli spazi disponibili trovano posto le pedane per i lanci e la fossa dei salti. Ma in precedenza per i più fanatici tra i calciatori e atleti sacilesi, vi era stata la bonaria ospitalità, per gli allenamenti della Caserma dell’Ottavo Alpini (poi Distretto militare) che avevano concesso loro i suoi ampi cortili.

Tredici anni dopo la sua apertura, il Campo Sportivo di Viale Trento (ora Martiri Sfriso) diventava ufficialmente e legalmente proprietà del Comune.

Non fu un atto facile né tantomeno indolore, soprattutto per i numerosi creditori e per gli azionisti della Società Sportiva che nel ‘22 aveva acquistato l’area e costruito gli impianti necessari. Furono soprattutto loro che, accettando di rinunciare, in tutto o in parte ai loro diritti per far fronte alla crisi finanziaria che avrebbe portato alla chiusura, forse definitiva, del campo, permisero al Comune di condurre favorevolmente in porto la vicenda. Il Municipio, però, fu guidato, si può dire, quasi per mano alla firma definitiva: ispiratore, promotore e, almeno fino ad un certo punto, soggetto attivo dell’intera operazione fu il fascio sacilese e in particolare, il suo segretario politico che in quel periodo era Alberto Passannante.

Perché il Fascio ci teneva tanto al Campo Sportivo? Bisogna ricordare che nel Giugno del 1928 il governo Mussolini, “riconosciuto il vantaggio fisico e il bene morale che ne sarebbero derivati alla promettente Giovinezza” per legge decretò i campi sportivi “opere di pubblica utilità”.

Alla fine del ventennio Sacile non primeggiava certo per la modernità e l’efficienza dei suoi impianti, anzi. Come già detto, il campo di viale Trento era stato costruito nel 1922 (“spianato a badile dagli alpini dell’Ottavo”). Allora era stata messa insieme (mai, però costituita regolarmente) una Società Sportiva che, grazie a una sottoscrizione di 365 azioni de valore di 100 lire ciascuna, riuscì ad acquistare l’area (che rimase comunque formalmente proprietà dei venditori, Giuseppe e Achille Ballarin).

Bisognava, poi, sistemare il terreno, recintarlo e fornirlo degli impianti adatti, lavori che vennero eseguiti e per i quali la Società firmò cambiali per complessive 20mila lire.

Da quel momento la gestione sportiva del campo conobbe solo crisi e si trascinò negli anni, da una presidenza all’altra, incapace di mantenere l’efficienza degli impianti, ma soprattutto di far fronte agli oneri finanziari. Fu proprio il Segretario politico Passannante che, “presi gli ordini dall’Illustrissimo Sig.Segretario Federale”, affrontò di petto la situazione, dandosi da fare. Visto che il problema era soprattutto economico, Passannante penso subito di aggredire la montagna di debiti che gravavano sul campo sportivo e lo fece inviando a tutti gli azionisti e ai creditori della Società sportiva.

“Un caldo appello … perché volessero compiere il gesto”, utile e generoso, di rinunciare in tutto o in parte al loro avere, per consentire all’amministrazione del Comune il rilievo della dissestata azienda sportiva e per interessarla a voler ridare nuova vita a questo importante e ormai indispensabile strumento di elevazione morale e di necessità sociale.

Chi mai poteva non rispondere a un appello del genere? Nessuno, né l’importante azienda privata né il più modesto artigiano. Così, il totale passivo fu stroncato e delle iniziali 114.500 lire non rimasero che 20.000 lire di debiti. A questi andava, comunque, aggiunto un preventivo di spesa di circa 50mila lire per i lavori necessari alle nuove esigenze del campo sportivo. C’era però da calcolare il valore effettivo dell’ area e degli impianti che ammontava in tutto a 100mila lire. A questo punto, il Comune, i cui bilanci non erano sicuramente floridi, non poté tirarsi indietro: conti alla mano, il Segretario politico aveva dimostrato che l’operazione di acquisto e di gestione del campo sportivo era assolutamente conveniente dal punto di vista economico (nonché necessaria dal punto di vista politico).”Sacile non resterà ultima così nella nobilissima gara che assicura e onora i Comuni tutti del Friuli, riprenderà cioè il suo posto d’avanguardia sulle opere che stanno a testimoniare la promettente costituzione fisica e morale del nostro popolo”.